Cos’è la pregoressia, il disturbo alimentare legato alla gravidanza
La pregoressia è un DCA caratterizzato da diete estreme e allenamenti intensi per compensare l’assunzione di cibo, evitare
l’aumento di peso e mantenere il controllo sulla forma del corpo. Ne ho parlato nella nuova puntata di "Abissi", la rubrica di Sky tg24 dedicata ai disturbi alimentari in collaborazione con l’associazione "Animenta" e Federica De Lillis.
“La gravidanza può attivare un disturbo latente o far emergere vulnerabilità mai espresse prima perché è una fase molto delicata, che può essere vissuta come perdita di controllo sul proprio corpo o perdita della propria identità” spiega la biologa nutrizionista Giorgia Cavallini, specializzata nell’ambito della fertilità e della nutrizione clinica.
La gestazione, con i cambiamenti corporei che comporta, può avere un impatto forte su fragilità preesistenti, non è la causa primaria ma un fattore che può portare alla luce pensieri o disturbi latenti. “Il controllo sull’alimentazione può diventare un modo per ridurre l’ansia sottostante e il disturbo diventa utile a livello psicologico anche se dannoso fisicamente.” afferma Cavallini.
Si stima che il 25% delle gestanti presenti segnali di DCA o comportamenti a rischio, mentre tra il 5 e il 7,5% delle donne in gravidanza presenta le caratteristiche associabili a una disturbo alimentare.
La pregoressia però non è una categoria diagnostica autonoma poiché non rientra nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall’American Psychiatric Association, il testo di riferimento usato da psicologi e psichiatri per identificare, diagnosticare e trattare disturbi mentali e problemi psicologici. “Il Manuale non viene aggiornato da alcuni anni, gli studi sulla pregoressia sono ancora pochi e i disagi manifestati dalle donne in gravidanza sono spesso sottostimati.” spiega Cavallini.
L’IMPATTO DEI SOCIAL MEDIA
“Durante la gestazione, le donne attraversano cambiamento biologiciinevitabili legati al peso e al corpo, e subiscono la pressione sociale soprattutto guardando i social media, dove influencer promuovono standard sempre più irraggiungibili anche per quanto riguarda la gravidanza” continua Cavallini. Il racconto sulle piattaforme propone due modelli contrapposti: da un lato, personaggi famosi che tornano rapidamente alla forma fisica pre-gravidanza; dall’altro, persone che condividono esperienze difficili e complicazioni. “Questo può generare ansia e paura, soprattutto in donne già vulnerabili o con un DCA preesistente, aumentando il rischio di sviluppare
atteggiamenti problematici verso il corpo e l’alimentazione.” conclude la biologa.
La paura di aumentare di peso, il controllo ossessivo sulle forme, l tendenza a saltare i pasti, L’ossessione verso le calorie, i metodi di compensazione come lassativi o lo svolgimento di attività fisica eccessiva sono tutti segnali da non sottovalutare.
I PERICOLI DELLA PREGORESSIA
Un’alimentazione alterata può comportare diversi rischi durante e dopo la gravidanza.
Per la madre possono esserci carenze nutrizionali (es. calcio e ferro) con conseguenti osteopenia o anemia; complicazioni ostetriche (parto prematuro, aborto spontaneo, difficoltà durante il parto) e difficoltà nell’allattamento.
Dopo il parto potrebbero manifestarsi anche conseguenze psicologiche come un senso di distacco, noncuranza nei confronti del bambino/a e, nei casi più gravi, depressione post partum.
Anche il feto risente dell’alimentazione alterata. “Le conseguenze più documentate sono il basso peso alla nascita, il ritardo di crescita intrauterina, la compromissione dello sviluppo neurologico o un aumentato rischio di mortalità perinatale. Anche l’allattamento può essere compromesso visto che è l’unica fonte di nutrimento del bambino. In alcuni casi la produzione stessa di latte non è sufficiente.” afferma la biologa.
“Ogni donna è diversa e ogni corpo ha il proprio percorso. È importante che chi attraversa una gravidanza acquisisca consapevolezza ed è di aiuto l’attenzione di chi è vicino, della famiglia o del compagno perché alcune volte i segnali clinici vengono sottostimati. La pregoressia si può sviluppare in gravidanza ma dietro c’è sempre qualcos’altro che non è mai stato affrontato apertamente prima.”


















